Sant’Antonio di Bisarcio

“Dioecesis Bisarchiensis”

 

La Basilica di Sant’Antioco di Bisarcio si trova su di un colle, percorrendo la s.s. 597 da Oschiri a Ploaghe. Sino al 1503 fu Cattedrale e dunque sede vescovile. I lavori di costruzione iniziarono nel 1080 in stile romanico-pisano, e furono sospesi più volte. Vi presero parte maestranze  pisane, lombarde e arabe, ma la costruzione fu portata a termine solo tra il 1170 e il 1190 da carpentieri francesi della Borgogna, che operavano per conto di San Bernardo di Chiaravalle e dei monaci Cistercensi. La chiesa è costruita interamente con trachite rosso-bruna. Alcune parti dei muri esterni, come il tratto tra la torre campanaria e l’abside risalgono alla costruzione originaria dell’anno Mille. La struttura è a tre navate, col soffitto a capriate; la navata centrale è dotata di abside semicircolare, mentre quelle laterali hanno volte a crociera. Le tre navate sono divise fra loro da due file di cinque colonne ciascuna, più un pilastro. Ciò che si vede oggi è frutto della ricostruzione operata dagli aragonesi nel Cinquecento, quando dopo il crollo della parte sinistra, fu riedificata in modo asimmetrico. Tra le altre cose, due curiosità: la facciata edificata a conclusione dei lavori, è stata addossata all’antica facciata romanica e il campanile, che si trova posizionato alla fine del fianco destro, vide la parte superiore distrutta da un fulmine, e della maestosa torre campanaria a pianta quadrata rimane solo la parte inferiore.

Nel nostro percorso attraverso la Sardegna, dopo avervi parlato della Chiesa di Saccargia(vedi post), non potevamo dimenticarci delle numerose altre chiese che fanno parte del patrimonio culturale e della storia di quest’isola. In particolare faremo riferimento all’architettura romanica, che qui ha avuto un notevole sviluppo sin dalle prime origini. Nell’isola infatti possiamo trovare esempi di uno stile romanico dai risultati inediti e dalle numerose forme, a causa dell’insediamento nella Sardegna giudicale di numerosi ordini religiosi, provenienti da varie regioni italiane e dalla Francia. Di conseguenza nelle chiese di quell’epoca possiamo riconoscere influssi pisani, lombardi e provenzali oltre alle tracce del passaggio di maestranze di cultura araba, arrivate in Sardegna durante la dominizione spagnola. Attorno alla metà dell’anno mille la Sardegna risulta divisa in quattro regni o giudicati, retti da un re o giudice, che era il locale rappresentante dell’imperatore bizantino. In quel periodo si resero autonomi e il territorio venne ripartito in quattro regni, di Cagliari, Arborea, Torres e Gallura, a loro volta divisi in curatorie(principali divisioni amministrative, elettorali, fiscali e giudiziarie dei regni della Sardegna giudicale).

Anche la Chiesa subì un frazionamento e le vaste diocesi dell’età bizantina vennero divise in nuove circoscrizioni ecclesiastiche: arcidiocesi e diocesi rette da arcivescovi e vescovi, cui facevano capo le parrocchie. È in questo contesto che i giudici, attraverso donazioni, stimolarono la rinascita della cultura sotto l’ala protettrice della Santa Sede, favorendo l’arrivo nell’isola di monaci Benedettini da varie parti d’Italia(da Montecassino, San Vittore di Marsiglia, Camaldoli, Vallombrosa, Cîteaux), che qui costruirono i loro monasteri. La presenza poi sempre più stabile e radicata delle repubbliche di Pisa e Genova interferì spesso a livello politico e arrivò a determinare la fine di tre giudicati (Cagliari, Torres e Gallura), che dopo il 1250 caddero in mano a signori pisani o genovesi, oltre a contribuire alla circolazione di nuove correnti artistiche nell’isola che lasciarono le tracce più significative nell’attività architettonica, soprattutto quella ecclesiastica.
Chiaramente il nostro è solo un breve accenno alla storia dell’isola di quel periodo, senza la pretesa di essere niente di più. Il nostro intento è quello di stimolare il vostro interesse nella speranza che vogliate unirvi a noi nel nostro viaggio alla scoperta delle meraviglie, siano esse culinarie, culturali, paesaggistiche o naturalistiche di questo territorio incredibile, ancora in parte da scoprire.
Coordinate GPS: 40.64464, 8.892504

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